vini naturali con spartito musica classica su pontile su canale a Venezia

CARTA DEI VINI

Parlare di territorio, di identità, di tradizione e di natura porta l’argomento sulla gente, le persone che fanno il vino, il lavoro in vigna dei vignaioli, il rispetto per il vino e chi lo berrà. Seguendo questi presupposti i vini che andiamo a cercare sono prodotti artigianali, ottenuti con processi naturali, vendemmiando a mano, selezionando grappolo per grappolo, vinificati attraverso fermentazioni spontanee, godendo del lavoro di lieviti indigeni, al riparo da interventi alchemici o magie di sintesi.

Parliamo quindi di piccole produzioni, ridotti appezzamenti di terra di una manciata di ettari, spesso parcellizzati come insegnavano i nostri vecchi; parliamo di singoli vignaioli che lavorano esclusivamente in modo naturale; parliamo di artigianato non di industria. Parole, non numeri. Qualità più che quantità.

Il tempo in vigna da loro è lento, come gli sguardi e le strette di mano. Il loro vino non è “il vino del contadino, il vino di mio nonno”, con tutto il suo fascino nostalgico ed i suoi difetti. Si può avere tempi antichi ed essere molto moderni, perfino avanguardisti. A volte basta aver coraggio e determinazione e voler rischiare, con consapevolezza e conoscenza.. Spesso chi non osa, chi non sa interpretare una annata, corregge in cantina con la chimica.

Chimica, correzioni, tecnicismi, osmosi qui invece non entrano in cantina e neppure ne escono. Il vino si fa in vigna. E’ lì che ci si gioca la partita e li nasce la qualità, dalla materia prima. In cantina si interviene il meno possibile. La partita deve essere impostata bene fin dall’inizio, dalle potature che terminano la stagione precedente, in vigna. Niente sostituzioni.

Da questo modus operandi nascono vini che esprimono e rappresentano compiutamente il loro territorio, schiettamente, apertamente: alcuni con più eleganza, altri sfoderando più ardore. Vini di vignaioli giovani, che ancora cercano di dare personalità ad un talento nascente, oppure vini di vignaioli affermati, che hanno da tempo capito come fare vino, come fare il “loro” vino. Vino è personalità. E’ specchio di chi lo fa e di chi lo beve.

Novelli Prometei incatenati alle rocce, i vini sono eternamente prigionieri dell’annata. Da essa non si scappa. La Natura orienta ogni anno verso orizzonti diversi, con piogge, siccità, venti freddi, cappe di umidità e calate di funghi e parassiti, gelate primaverili a minacciar le gemme o grandinate di fine estate a togliere il sonno al vignaiolo finchè finalmente non si vendemmia, si porta l’uva in cantina. Come i loro grappoli al tralcio, così i vignaioli sono appesi alla Natura, al verso della stagione, ai suoi favori o ai suoi capricci. Il segreto sta nella sua lettura ed interpretazione.

I vini quindi ogni anno sono diversi. Ed ogni anno noi li assaggiamo per portarli al Mar a selezione avvenuta. E se un anno non troverete il vino di un vignaiolo in precedenza assaporato tra le mura del nostro locale, non vi preoccupate, non vuol dire per forza che la sua abilità sia calata, ma altresì può esser prova della sua onestà: è stata una brutta annata dalle sue parti e lui non ha voluto correggere in cantina ciò che la Natura gli aveva mandato.

Prediligiamo vitigni autoctoni, bottiglie di monovitigno, attraverso i quali assaporare le caratteristiche specifiche di un territorio e con esse un sorso di storia, di tradizione ed anche di innovazione.

L’innovazione è importante. Come la tradizione, essa da senso ad un prodotto, qualunque esso sia. E’ importante quindi che il vignaiolo abbia una visione, un progetto, un processo a guida del proprio passo. E’ giusto sperimentare, ma con un punto di arrivo all’orizzonte. Se no è brancolare.