L’OSTERIA

Quando si entra in un bar di solito il primo sguardo corre veloce al banco, alla vetrina degli stuzzichini, i cicheti se ci si trova a Venezia. All’ingresso di un ristorante invece si va alla ricerca del menù per capire il genere di locale in cuI ci i si trovi e quale ne sia la proposta.

In osteria no. Nel metter piede in osteria il primo sguardo gira intorno, su panche, sedie, tavoli e bancone per vedere quali ne siano gli avventori, quale ne sia l’atmosfera, per capire se il luogo corrisponda o meno a al desiderio della sosta. Perchè l’osteria è terra di affinità: tra i suoi banchi si cerca prima di tutto compagnia, si cercano i propri simili, si cerca di afferrare una narrazione in corso, quasi fosse un palcoscenico con uno spettacolo per pochi. Ha un po’ la stessa magia ed intimità delle prove di teatro. Si diventa complici del dramma in atto.

Osteria come fulcro informale della vita della comunità locale.

Da sempre è così: dopo la giornata di lavoro o di viaggio si va all’osteria per svagarsi, per far tardi, per tirare in lungo la fine del giorno o per dargli finalmente un significato di socializzazione: ci si va per cantare attorno al tavolo o per scoprire le novità, per incontrare qualcuno di conosciuto con cui commentarle o anche no, perchè all’osteria la gente si conosce anche sul momento, sul filo di un discorso nato dal nulla o dall’ imbeccata calibrata del bravo oste.

Qui l’umanità la fa da padrona: l’attrattiva di un’ osteria nella maggior parte dei casi dipende dai suoi avventori, siano essi abituali od occasionali. L’abilità dell’oste nel soddisfarne i desideri, la proposta del cibo o del vino nel deliziarne i palati, la piacevolezza dell’ambiente spesso espressa in musica, la sua accoglienza, comodità, calore domestico o eleganza, sono tutti attributi che arricchiscono la qualità, la godibilità, il lustro del luogo, rendendolo tanto più appetibile quanto più rispondente al desiderio d’incanto dei suoi frequentatori, i veri padroni del campo.

Noi crediamo in questo, nella centralità tuttora attuale dell’osteria, nell’importanza della convivialità che in essa è generata, nel valore sociale che essa acquisisce come luogo di ristoro dell’anima prima ancora che del corpo. Ne rivendichiamo gioiosamente ma con convinzione le ancestrali qualità curative, creative e ricreative, la sua capacità di attrarre informazioni, gusti e saperi mettendoli a contatto e in relazione tra loro, stimolando la formazione e lo sviluppo di una rete di collaborazioni per mantenere viva e feconda l’identità della comunità.

Cultura, identità e collaborazione divengono quindi le basi dell’osteria, che nasce come apparente luogo di mescita e fiorisce invece come orto, vigna, giardino di resistenza culturale.