LE BOCCHE DI CATTARO

Caratterizzate da profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, le bocche di Cattaro costituiscono uno dei migliori porti naturali del mar Mediterraneo. Grazie a questa caratteristica, unitamente alla facile difendibilità, furono un importante punto strategico illirico, greco e quindi romano e bizantino. Per 3 secoli la Repubblica di Venezia e poi l’Impero Austro-ungarico hanno costituito una munitissima quanto inespugnata base navale militare. Cattaro era il capoluogo dell’Albania Veneta considerata dal punto di vsita strategico un punto importantissimo per il controllo dell’Adriatico e per contrastare l’espansione ottomana.In antichità e fino al VII secolo d.C. erano conosciute come golfo di Risano (sinus rhizonicus), dal nome del centro principale delle bocche in quei secoli prima dell’ascesa di Cattaro.Giuseppe Ungaretti vi fa riferimento in una delle sue ultimissime composizioni nel 1969: Le bocche di Cattaro. Da questi luoghi proveniva infatti l’anziana donna che sua madre prese a vivere in casa ad Alessandria d’Egitto quando morì il padre nel 1890 e che fu per il poeta la prima indimenticabile tata.Nel 1979 l’UNESCO ha inserito le bocche di Cattaro nella lista dei patrimoni dell’umanità come regione naturale e storico-culturale delle Bocche di Cattaro.A causa della loro somiglianza geomorfologica con la frastagliata costa norvegese, le bocche di Cattaro vengono spesso indicate come uno dei più meridionali fiordi d’Europa, trattandosi, appunto, di antichi valloni fluviali invasi dal mare.L’insieme delle bocche di Cattaro ha una superficie di 87 km² ed è costituito dalle bocche vere e proprie (ossia il canale d’ingresso che comunica con l’Adriatico), nonché da quattro bacini separati, di una profondità variabile dai 40 ai 60 metri.L’ingresso delle bocche di Cattaro è segnato a nord dalla sottile penisola di Vittaglina (Prevlaka) e dalla Punta d’Ostro (o Punta Acuta), che costituisce anche la propaggine più meridionale della Croazia, e a sud dalla Punta d’Arza; oltre questo passaggio vi è la baia di Topla o golfo di Castelnuovo.Per mezzo del canale di Combur (Kumbor) si passa al secondo bacino, il più esteso: la baia di Teodo (Tivat), di forma triangolare. Quest’ultima è collegata mediante lo stretto delle Catene (lungo 2 km e largo appena 300 metri) agli ultimi due bacini, anch’essi di forma vagamente triangolare ma più piccoli, che sono il golfo di Risano a Nord-ovest e il golfo di Cattaro a Sud-est. I due golfi più interni si sviluppano lungo le pendici dirupate delle brulle Alpi Dinariche, tra cui svetta il Monte Lovćen (Monte Leone) sopra Cattaro. (da Wikipedia)

GIUSEPPE UNGARETTI – “Quando persi mio padre, nel 1890, e avevo solo due anni, mia madreaccolse in casa nostra, come una sorella maggiore, una vecchia donna,e fu la mia tenerissima, espertissima fata.Era venuta tanti anni prima in Egitto dalle Bocche di Cattaro doverisiedeva, ma era per nascita più croata, se possibile, che non sia lagente delle Bocche.Lo stupore che ci raggiunge dai sogni, m’insegnò lei a indovinarlo.Nessuno mai si rammenterà quanto se ne rammentava lei, di avventureincredibili, nè meglio di lei le saprà raccontare per invadere lamente e il cuore d’un bambino con un segreto inviolabile che ancoraoggi rimane fonte inesauribile di grazia e di miracoli, oggi che quelbimbo è ancora e sempre bimbo, ma bimbo di ottant’anni.Ho ritrovato Dunja l’altro giorno, ma senza più le grinze d’un secolod’anni che velandoli le sciupavano gli occhi rimpiccioliti, ma con ilritorno scoperto degli occhioni notturni, scrigni di abissi di luce.Di continuo ora la vedo bellissima giovane, Dunja, nell’oasi apparire,e non potrà più attorno a me desolarmi il deserto, dove da tanto erravo.Non ne dubito, prima induce a smarrimento di miraggi, Dunja, ma subitoil bimbo credulo assurge a bimbo di fede, per le liberazioni che semprefrutterà la verità di Dunja.Dunja, mi dice il nomade, da noi, significa universo. Rinnova occhi d’universo, Dunja”.